ci sta la notte crucca ed assassina
e in mezzo al prato c'è una contadina,
curva sul tramonto, sembra una bambina
di cinquant'anni e di cinque figli,
venuti al mondo come conigli
partiti al mondo come soldati
e non ancora tornati.”
Scalenghe è un paese particolare, in molte cose differente da quelli limitrofi e dove la Storia ha lasciato dei segni importanti, anche se a volte si fa fatica a vederli. Tanto per cominciare è particolare la sua struttura, costituita da due centri abitati Scalenghe e Pieve che nel tempo si sono un po’ contesi il primato l’uno sull’altro, dando vita a numerose e non sempre tranquille dispute (a questo proposito non ne vogliano gli attuali abitanti delle altre frazioni, Viotto, Murisenghi e Bicocca, ma la loro importanza storica è decisamente inferiore a quella dei due centri principali). Situazione che ha dato origine a ben due parrocchie, una antichissima, l’altra meno, ma altrettanto importante. Poi vi è la presenza di due notevoli chiese: l’una, quella di S. Caterina è uno dei rari esempi rimasti nel pinerolese di architettura tardo-gotica; l’altra quella di S. Maria Assunta è uno dei migliori esempi di barocco piemontese del ‘700.
E’ però abbastanza noto che se in merito alla storia e alle vicende di S. Maria Assunta si hanno abbondanti notizie, riguardo a S. Caterina poco si conosce e poco si conosce anche in merito alla storia generale del paese.
Ed è proprio da qui che si è voluto partire, cioè dal desiderio di ricostruire la Storia, da qualsiasi parte essa provenga.
Siamo allora partiti dal luogo che oggi conserva il maggior numero di documenti del nostro paese e cioè l’archivio della parrocchia di Pieve, dove si riteneva di trovare materiale di vario genere e non esclusivamente legato alla parrocchia di S. Maria Assunta.
Sono così trascorse numerose sere dell’estate ad esaminare, leggere e suddividere l’abbondante materiale. Naturalmente durante la ricerca sono venuti alla luce numerosissimi e interessanti documenti che come avevamo immaginato toccavano i più vari aspetti della nostra storia. Citandone alcuni ecco così riapparire i sempre emozionanti documenti della ricostruzione settecentesca della chiesa di S. Maria Assunta, quelli relativi alla costruzione della ferrovia, questioni varie della parrocchia, l’ampliamento della chiesa, l’ipotesi di divisione amministrativa del Comune di Scalenghe, le commoventi lettere dei soldati al fronte nella II guerra mondiale e, naturalmente le questioni, lunghe e complesse che hanno portato nel 1825 alla divisione della parrocchia.I documenti estrapolati sono stati molti, (direi moltissimi) ora è iniziato il lungo e paziente lavoro di fotografatura, lettura e trascrizione a computer di tutto il materiale, al fine di poterlo analizzare e studiare. I lavori sono in corso.
Candido Bottin
Livio Amparore
Walter Bronca


Maggio 1861 : In questa pergamena la città di Ascoli Piceno esalta la figura del Generale Ferdinando Pinelli e lo nomina “cittadino patrizio”, per aver combattuto e sconfitto “la rinascente idra reazionaria”, come viene definita la resistenza di coloro che non si rassegnavano a passare dallo Stato Pontificio e dal Regno delle due Sicilie al nascente Stato Italiano.
Ferdinando Augusto Pinelli (Roma, 29 dicembre 1810 – Bologna, 5 marzo 1865) è stato un generale e storico italiano.
Appartenente a una famiglia aristocratica del Piemonte, fu militare di carriera. Si distinse in combattimento nel corso della Prima guerra di indipendenza italiana (21 marzo 1849). Come storico è noto per aver scritto una importante storia militare del Piemonte. Come generale è noto per un episodio negativo successivo alla conquista del Regno delle Due Sicilie da parte di Garibaldi. Comandante militare delle province parmensi, nell'ottobre 1860 venne messo alla testa delle forze italiane assedianti la cittadella di Civitella del Tronto, ancora in mano a una guarnigione dell'esercito delle Due Sicilie che non vuole cedere allo stato unitario. Nonostante la superiorità delle forze, le truppe comandate da Pinelli non riuscivano ad aver ragione degli assediati. Pinelli adottò pertanto misure durissime contro la stessa popolazione civile, ma ancora senza successo, per cui nel gennaio 1861 venne sostituito.
Il suo comportamento venne tuttavia premiato con la medaglia d'oro al valor militare.
Pinelli è passato alla storia, e ancora si ricorda il suo nome, come un generale spietato che per sconfiggere i briganti non esitò ad incendiare interi paesi.
Il suo nome incuteva terrore a decenni di distanza e viene ancora ricordato dai vecchi come sinonimo di distruzione e cattiveria.
Livio
22 maggio 1862:
immagini di un saggio a carattere religioso, nel quale appare una frase con autografo di Silvio Pellico, come attestato dalla sorella di lui Giuseppina.
